Tratto dal racconto di Kenji Miyazawa, Una Notte sul Treno della Via Lattea (Ginga tetsudō no yoru) di Sugii Gisaburo è sia un sogno ad occhi aperti che un incubo affabulatore: bello da vedere e da ascoltare, colpisce l'immaginario come una lunga allucinazione notturna. Fiaba surreale che non si fa mai esercizio di stile, sublime e allo stesso tempo inquietante, lento senza mai stancare, conquista per l’audacia con cui narra per immagini la realtà della solitudine e il potere salvifico dell’amicizia.

Una Notte sul Treno della Via Lattea

Giovanni è un giovane gatto solitario che si prende cura della madre malata. Mentre è a lezione di geografia astronomica, il maestro pone a tutti una domanda: “La nostra galassia è come un grande fiume ma sembra fatta di latte, cos’è che le dà questo bianco candore?”. Giovanni è dubbioso, e la domanda è girata al compagno Campanella, che pur sapendo probabilmente la risposta si chiude in un enigmatico silenzio. Perché Campanella tace? Ha voluto evitare a Giovanni una brutta figura o c'è qualcosa di più nel delicato equilibrio che lega i due?

Mentre in paese fervono i preparativi per la festa delle stelle, Giovanni vaga per un mondo pieno di botteghe, scaffali, scartoffie e tipografie dove lavorare fino a tarda sera. Un microcosmo silenzioso che pullula di gatti di ogni razza, dimensioni, fattezze e carattere. E’ un paese magico e crepuscolare, anche nella sua più ordinaria quotidianità: lampioni nella notte che si spengono al passaggio, strade semibuie sotto il cielo stellato e orologi a pendolo davanti ai quali far volare l’immaginazione. Il giovane gatto va alla ricerca di quel latte che dà il nome alla nostra galassia. Ben presto, si ritroverà in una giostra onirica più complessa di quanto sembri.

Una Notte sul Treno della Via Lattea

Una Notte sul Treno della Via Lattea

Giovanni assiste al folkloristico carnevale cittadino, ma ne fugge via spaventato. E la sua passeggiata notturna cambia tutto. I suoi occhi grandi e pieni di domande fissano il cielo alla ricerca di risposte, finché qualcosa di straordinario non accade. Imbarcatevi anche voi su un magico treno alla scoperta di voi stessi. Forse, è un treno che conduce alla fine di tutto, o forse non volete davvero sapere dove porta. Potete osservare fuori dal finestrino, guardarvi intorno, ma siete davvero certi di essere ancora in voi? Ma non c’è tempo per tornare indietro: se volete che lo spettro dei ricordi non vi perseguiti dovrete risolvervi, accettare ciò che è stato, e riconquistare la coscienza di voi stessi.

Avreste potuto fare qualcosa per rendere felici gli altri? Esplorare la galassia vi darà ciò che cercate? State inseguendo qualcuno o qualcosa insegue voi? Dovrete avere il coraggio di ascoltare tutti e la scaltrezza di non fidarvi di nessuno, perché chi incontrerete potrebbe non raccontarvela giusta. E dovrete correre veloci come il vento, perdervi in luoghi sconosciuti, ricostruire un fiume di significati che al momento vi sfuggono, muovervi dantescamente per una galassia sempre più simile ad un limbo di sogni perduti.  Il biglietto che avete in tasca vi renderà unici, senza saperlo, mentre scoprite cos'è accaduto al mondo e a voi. E come Giovanni, armato di freddezza e disincanto, al momento giusto vi scoprirete cresciuti.  

Una Notte sul Treno della Via Lattea

Una Notte sul Treno della Via Lattea

Nei viaggi, come nella vita, tutto acquista senso e valore grazie alle persone che incontriamo lungo la via. E i passeggeri di questo folle treno vi daranno il loro punto di vista su cosa li ha resi felici o meno: c’è chi si completa nel resistere, chi nel lottare, chi nel servire, chi nel condividere. Un bagaglio di esperienze che vi porterà ad ascoltare, letteralmente, la sinfonia di un nuovo mondo. O forse è un mondo vecchio, ma lo guarderete con occhi nuovi. Del resto, tutto questo vi darà la forza di sopravvivere al dolore per chi non c’è più, e di guardare il cielo per scorgere non più solo le stelle ma anche il coraggio di andare avanti.

Se nella narrazione Gisaburo ricalca fedelmente il racconto, sul piano visivo si prende una grande licenza poetica, scegliendo di rappresentare i personaggi come gatti antropomorfi, nonostante Miyazawa descrivesse spesso i felini in chiave negativa. Il viaggio spazio-temporale del treno va a ripercorrere due tra i momenti di maggiore crescita politico-economica del Sol Levante: il presente di Miyazawa, dopo il periodo Meiji, e il boom economico degli anni ottanta. Eppure, il romanticismo malinconico di Gisaburo prende presto il sopravvento sull’ermetismo di Miyazawa, andando a narrare lo straniamento autobiografico di un regista che per dieci anni lasciò famiglia, lavoro ed affetti per vagare da solo per il Giappone.

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