Il secondo capitolo non espande il primo, ma ne esaspera il lato buffo e istrionico

La combriccola di Hotel Transylvania è tornata. Le nuove avventure funzionano? La risposta, complessivamente, è sì. Il punto focale del nuovo film di Genndy Tartakovsky è sicuramente il ritmo vorticoso: un vero è proprio treno sparato sui binari, all’interno del quale incasellare un vortice continuo e ininterrotto di gag, citazioni e trovate. Tutto questo, tuttavia, al posto dei colpi di scena: molto pochi fino alla parte finale, nel corso della quale lo spettatore ha già intuito parecchio di dove si andrà a parare.   

Hotel Transylvania 2

Da un certo punto di vista, poco importa: perché la squadra è decisamente in forma e dall’inizio alla fine si ride genuinamente. Andando però sul piano più analitico, Hotel Transylvania 2 sembra più progettato come un grande albergo all'interno del quale ospitare una raffica incessante di battute più o meno ogni 5 secondi. In alcune sequenze, lo spettatore è bombardato a tal punto che emerge chiaramente la volontà di regista e autori di non fargli mai riprendere fiato.

Ottima cosa: ridere per un'ora e mezza vuol dire obiettivo centrato. Ma la ricerca spasmodica della gag va inevitabilmente a scapito di una vicenda che nel primo capitolo era di gran lunga più solida. L’idea di fondo è quella di introdurre due nuove generazioni che vadano a racchiudere (leggasi ad accerchiare) gli eroi che abbiamo già conosciuto: la più giovane, il figlio di Mavis e Johnny (marmocchio che somiglia moltissimo ai fratellini di Merida di Brave), e la più anziana, il personaggio di Vlad. Entrambe le new entry, ovviamente, daranno filo da torcere al team, ma aggiungendosi alla vicenda senza espandere granché: anche Shrek 2 era più divertente di Shrek, ma espandeva la linea narrativa su terreni nuovi (ad esempio, la gestione della propria apparente inadeguatezza). Similmente, in Hotel Transylvania 2 si ride forse più che nel capitolo precedente, ma ci si appassiona meno.

Hotel Transylvania 2 new clip

Si esce dalla sala con l’impressione di aver assistito a una mirabolante giostra di trovate sulle quali, all'occorrenza, sono stati montati gli eventi. Mancando inevitabilmente il senso di novità che il primo capitolo aveva portato, forse sarebbe stato possibile elaborare un filone narrativo un po’ più ampio rispetto ad un semplice film che, per quanto divertente, va sul sicuro puntando su temi mainstream: il digital divide tra genitori e figli (con Dracula inevitabilmente impacciato con la tecnologia, ormai neanche più nuova), riferimenti continui a meme virali creati dai social, la sacrosanta morale di accettarsi per ciò che si è. Hotel Transylvania 2 è essenzialmente una versione più grande, più chiassosa e più buffa del primo capitolo. Siamo lontani dai sequel Pixar, ma il divertimento c’è, sparato sul pubblico con un mitragliatore di battute e situazioni paradossali. Poca innovazione, ma intrattenimento assicurato.

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