Fantastic Mr. Fox Fantastic Mr. Fox

Roald Dahl è un autore semplice ed allo stesso tempo complesso. Semplice per la genuinità dei messaggi diretti e per la tipica linearità della narrazione; complesso, per via della difficoltà di adattare per immagini una catena di eventi fantastici, ma allo stesso tempo coerenti, in uno script che risulti organico e, soprattutto, avvincente. 

Sono in parecchi, grandi nomi compresi (da ultimo Spielberg, con Il GGG in cantiere), ad essersi cimentati nell’esplorazione del mondo di Dahl. Tra i migliori, forse, c’è ancora Danny De Vito con il suo fresco e intellettualmente onesto Matilda. Fino all’arrivo di Wes Anderson, che riesce a fare ciò che un tempo, con un cifra stilistica diversa, riusciva a Tim Burton avere uno stile come marchio di fabbrica ma evitare la trappola della ripetizione. Con il suo buon manipolo di attori (e amici fidati) nel cast vocale, Anderson costruisce per l’ennesima volta un caleidoscopico universo di personaggi e significati, tanto tipici quanto unici.

Fantastic mr. Fox by Wes Anderson

Fantastic Mr. Fox

Il signor Fox e sua moglie, durante un rocambolesco furto di pollame, finiscono in una trappola per volpi. Lei gli rivela di essere incinta e si fa promettere che, se sopravvivranno, lui dovrà cercarsi un altro lavoro. Più che i meccanismi della fiaba, Anderson reinventa la filastrocca per immagini: interrompe di frequente gli eventi per mostrare antefatti e vicende pregresse e fa spesso scorrere l’azione in lunghe sequenze bidimensionali a carrellate laterali, con un ritmo volutamente accelerato. Il tutto, in un montaggio serrato, strizzando l’occhio al western, in uno stile patchwork e con la tecnica del passo uno.

In un cinema dove la frontiera e il quartiere sono gli scenari più gettonati del west, Anderson crea un libro illustrato che prende vita ed un’avventura iconica e rappresentativa della società dei sobborghi. Tra la voglia di riscatto sociale, i litigi con l’avvocato, un figlio adolescente e la guerra coi terribili vicini, il privato del signor Fox è uno spaccato del quotidiano di molti. Eppure Fox, nella sua nostalgica voglia dei vecchi tempi, non è mai un antieroe. Meravigliosamente imperfetto, svelerà alla moglie con disarmante sincerità il perché della mirabolante catena di eventi che ha messo in moto. E riceverà, di rimando, una risposta altrettanto sincera.

Fantastic Mr. Fox Wes Anderson

Fantastic Mr. Fox movie

Nel narrare il tutto, Anderson non si serve di particolari artifici narrativi per adottare un punto di vista animale. Quando il tempo scorre, ci informa gentilmente a quanti giorni-volpe o anni-volpe corrisponde quel periodo. Banalmente, gli animali siamo noi, e ci scordiamo molto presto che i perfidi antagonisti umani sono proprio la nostra rappresentazione peggiore. Eppure, la guerra che il testardo protagonista conduce è anche una catarsi: lo scontro con i tre perfidi contadini altro non è che l’epopea che restituirà finalmente al signor Fox la grinta dell’animale selvatico che è in lui, con buona pace della noia che lo attanaglia e della sua crisi di mezza età.

Nella favola di Anderson c'è molto più che una semplice rappresentazione del mondo di Dahl. E' una vera e propria ballata di un furbo annoiato che si riscopre un dritto, trasformando la sua causa in quella di una comunità intera. Brillante il comparto tecnico, per un film che doveva essere diretto in tandem con Henry Selik (che lasciò il progetto per dirigere Coraline e la Porta Magica). La stop motion, unita ai colori (tra i quali spicca nuovamente l'arancione, tanto caro al regista) ed alle inquadrature tipiche di Anderson, oltre a funzionare alla grande è di nuovo un vero mezzo espressivo. Una fiaba sui generis, che va ad incasellarsi perfettamente nel percorso creativo che porterà, anni dopo, a Grand Budapest Hotel. Nell'adattare il racconto Furbo, il signor Volpe, il regista si è di fatto appropriato della cosmogonia di Dahl facendone un film sbilanciato sulla sua personale visione del mondo. Furbo, il signor Anderson.

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