I guerrieri di Dragon Ball Z fronteggiano una minaccia incombente, per niente nuova trattandosi del redivivo Freezer, tornato a mietere la sua vendetta e a dare filo da torcere all’intera squadra.

Dragon Ball Z La Resurrezione di F

Chi è cresciuto con Dragon Ball, ultimamente si trova sempre più a separare l’aspetto emotivo della faccenda con l’evidente realtà dei fatti: al di fuori delle (buone) intenzioni di rivivere le atmosfere storiche della saga, riscoprire i punti di forza e di debolezza dei personaggi più amati, e riesplorare la cosmogonia che ha fatto sognare una generazione, di nuovo c’è molto poco. Il rischio maggiore, ancor prima di entrare nel merito, è quello dell'episodio allungato. Una trappola nella quale il film cade subito, senza una linea narrativa chiara che lo nobiliti come prodotto squisitamente cinematografico. 

A farsi notare è proprio l'assenza di pathos, impossibile in una quotidianità sorniona che si porta via buona parte del primo atto. Nella serie, la narrazione lenta fungeva proprio da immersione nella vita dei protagonisti, sia che si trovassero alle prese con il bucato che intenti a salvare il mondo. E nell’anime il meccanismo funziona perché crea un’identificazione graduale negli eroi che poi si rovescia di colpo quando questi fanno cose incredibili, diventando irraggiungibili e parte del mito.

Qui invece, più che un’armonia, il risultato è un pasticcio che si sbroglia in un film dal tono nettamente inferiore al precedente La Battaglia degli Dei.

Goku_Dragon Ball Z La Resurrezione di F

Ma non è tutto: oltre ad un’ennesima presentazione dei personaggi, senza peraltro aggiungerne alcuna sfumatura, anche la seconda parte del film, nella quale dovrebbe concentrarsi l’azione, risulta farraginosa e persino noiosa.

La supervisione dello stesso Toriyama, e soprattutto il suo contributo alla sceneggiatura, deludono le aspettative su un film che dà la sensazione di un brodo allungato e non necessario. L’impressione che si ha immediatamente è che gli standard, anche tecnici, siano rimasti gli stessi contando sull’idea che ormai il brand si venda da solo. Anche con l’obiettivo di piacere solo ai fan storici, senza alcuna volontà di guadagnare nuovo pubblico, La Resurrezione di F risulta deludente nella premessa di fondo: raccontare un intermezzo della storia riproponendo gran parte di ciò che abbiamo già visto.

Fra trasformazioni, onde energetiche, duelli aerei e (pochi) siparietti, la squadra capitanata dal Saiyan è ripetitiva e fiacca. Anche il personaggio più criptico e carismatico, Vegeta, è relegato ai margini della vicenda per tre quarti di film, durante i quali avremmo voluto vederlo più al centro della scena. Di buono, come al solito, segnaliamo l’adattamento italiano da parte di Lucky Red, che dopo l’apprezzato lavoro con La Battaglia degli Dei conserva un’ottima direzione del doppiaggio ad opera di Fabrizio Mazzotta.

Peccato per tutto il resto, che lascia una sensazione di già visto e di stanchezza creativa.

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