Abbiamo incontrato Marco Cinello in occasione del Future Film Festival di Bologna. 

Marco vanta una carriera folgorante, iniziata a Londra nel team di animatori di Fievel Goes West, ai tempi del sodalizio tra Don Bluth e Steven Spielberg.

Oggi, vive e lavora a Los Angeles come Art Supervisor in Nickelodeon, nel team creativo che ha prodotto SpongeBob – Il film e SpongeBob – Fuori dall’acqua.

Ci ha parlato del suo lavoro, di come è cambiata l'animazione, e del processo creativo e produttivo dietro il successo di SpongeBob.

Spongebob

CH: Negli ultimi vent'anni hai visto il mondo dell’animazione cambiare vorticosamente. Oltre ad evolversi la tecnica, hai visto anche un’evoluzione nel modo in cui una storia è raccontata per immagini?

 

MC: Sicuramente sì. Il modo classico in cui si raccontavano le storie venticinque anni fa, come per esempio in Fievel Goes West, è chiaramente differente da Big Hero 6. E’ una audience diversa e c’è una tecnica diversa. Per me è sempre importante ricordare che uno snodo fondamentale nell’animazione è stato Toy Story, primo film completamente in CGI, che è uscito a metà degli anni 90. Fino a quel momento il modo classico di raccontare storie era attraverso l’animazione 2D, con tutte le limitazioni che la tecnica comportava. Nel momento stesso in cui il computer è stato introdotto si sono potute raccontare storie, anche a livello spettacolare, attraverso immagini e movimenti di camera che prima non sarebbero stati possibili. La tecnologia ha chiaramente permesso di raccontare storie che non si potevano mostrare venti o trenta anni fa se non con grande difficoltà.

 

CH: Ora sei in Nickelodeon nel team creativo di Spongebob, ma nel corso della tua carriera hai visto una grande proliferazione di serie televisive animate. Serie che in alcuni casi finiscono per approdare al cinema, pensiamo a I Simpson o proprio a Spongebob. Pensi che Cinema e Tv siano due settori che finiscono per trainarsi a vicenda o uno dei due al momento fa la parte del leone?

MC: Una serie televisiva può diventare film a seconda del successo che ha. Per quanto riguarda SpongeBob o I Simpson parliamo di serie che sono in pista da molti anni. La maggior parte della serie dura 2-3 anni, non sono molte le serie che hanno una vita superiore al triennio. SpongeBob è trasmessa da tredici anni. Parliamo in sostanza di prodotti che non hanno bisogno di pubblicità, sono già conosciuti, e nel momento stesso in cui se ne trae un film non devi convincere il pubblico, che ha già familiarità con la storia, l’universo e i personaggi. Nessuno ovviamente trarrà un film da una serie se questa non ha successo. Quindi penso ancora che i due campi e i due business restino separati. Il modo di raccontare questo genere di storie in televisione è dovuto a minutaggi da undici a ventidue minuti, che è differente dall’avere a disposizione un’ora e mezza.

 

CH: Abbiamo visto che il processo produttivo di SpongeBob è molto più complesso di quanto si possa immaginare. Dai concept artists fino alla creazione degli storyboard, fino alla post produzione, si parla di un processo anche cosmopolita in cui vengono coinvolti più Paesi, pensiamo ad esempio alla Corea. Sono scelte prevalentemente di carattere produttivo per abbattere i costi?

MC: Certamente i costi sono sempre il motore principale. Molte serie sono prodotte non solo in Corea ma anche nelle Filippine e in Thailandia. Due anni fa, la serie di Tron della Disney è stata quasi tutta fatta in Giappone, cosa abbastanza rara perché il Giappone è molto costoso. In America molte serie della Saturday morning sono sempre state fatte overseas. La preproduzione parte negli States. Non credo sia possibile, a livello televisivo, eliminare quel paradigma tra costi e tempi di produzione.

 

CH: Nella lavorazione di SpongeBob abbiamo visto che in molti casi si disegna ancora a mano, E’ un luogo comunque che nell’animazione moderna si disegni sempre meno?

MC: Assolutamente sì! Anche a livello di film si disegna ancora a mano per la preproduzione, anche nei film in CGI. A molti piace oggi disegnare sulla Cintiq ma ci sono ancora situazioni in cui la preproduzione è fatta a mano. Anche io per la serie televisiva, prevalentemente per ragioni di tempo, disegno sulla Cintiq.

 

CH: L’ultimo decennio è anche il decennio del cinefumetto e dell’impatto del mondo comics sul cinema mainstream. Che ne pensi?

MC: Da una parte era forse inevitabile. Credo che la Marvel e la DC abbiano creato un mostro in positivo. Avevano ed hanno tuttora una serie di risorse enormi a livello di fumetti, personaggi, storie, che prima non erano state sfruttate a dovere. Anche perché, lo ripeto, la tecnologia oggi consente di rappresentare quel tipo di storie, a livello live action, che non si poteva fare vent’anni fa. Come per tutti, alcune cose mi piacciono ed altre meno. Penso siano diventati un esempio di film d’azione come vent’anni fa potevano essere Terminator o Robocop. Io vivo a Los Angeles ma i film che vedo sono gli stessi che vedete voi qui, il prodotto è un prodotto globale e globalizzato.

 

Progetti futuri di Marco Cinello?

C’è in programma di fare il terzo libro della serie per bambini Frankie Stein e Batula, che sono usciti in America per la Image Comics. L’idea è di farne una trilogia.

 

Ringraziamo Marco Cinello per la disponibilità e gli facciamo i migliori auguri per i suoi progetti futuri!

 

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